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25/10/2008 link to "il mare d' inverno"Ho sbagliato per sbagliare non perche' lo dite voi
e non mi pento proprio, sono in riserva ormai Io ci credo in quel che voglio e forse voglio farmi male ma non mi riconosco in quello che conviene Mi piace scivolarvi fuori da ogni calcolo Per riportarmi in riga servira' un miracolo Complici e simili da credere alle favole Coi nostri sogni in gola questa notte sembra fatta per noi... CHE NON CI GUARDEREMO INDIETRO MAI NON CI GUARDEREMO INDIETRO MAI Traghettato da un destino a volte sordo e malinconico In un viaggio clandestino tra allucinazioni e panico forse perche' so di avere un diamante tra le mani un morbido rifugio per tempi meno buoni Mi spinge sul divano lo so che ha gia' deciso E resto senza fiato tra l'inferno e il paradiso Scioglie i capelli in boccole di nuvole Il suo sapore e' miele e questa notte sembra fatta apposta per noi... CHE NON CI GUARDEREMO INDIETRO MAI NON CI GUARDEREMO INDIETRO MAI pensieri e parole by : Negrita 23/10/2008 il mare d'invernodue ,tre, quattro schiaffi di spuma bianca
il riflusso lava la scalinata e la mia mente, trascinando nel verde intenso i residui del pescato e del mondo...
piccole scintille di folgorante malinconia
seguono la sincopata danza delle onde, con il ritmato singulto di una lacrima salata e del mare....
sporgendo il busto oltre il parapetto
osservo il dirupo e gli scogli, solo la mente vola lontana con il cuore....
poi...senza una parola, un sussulto, un fremito
distendo il braccio dal mio fianco ferito ed afferro un morbido tenero appiglio la tua mano calda....
fonti: pensieri e parole by benny 25/03/2008 ventoFolate ritmiche di un tiepido vento arabo
attraversando usci dischiusi ed inutili,
danzano mute per corridoi desertici
come odalische giovani, sensuali, nude e fragili.
saltellano i raggi del neonato sole,
pennellate tenui, allegre lame tremule,
a pungolar penombra in quel mattino statico,
su quei giacigli sfatti, notti sudate e incredule.
l' odor di un corpo vestito dell' immobile,
velluto morbido, anelito di un fremito,
riletto diario di un sincopato attimo,
sfiorato dolcemente con le mie dita umide.
Fonti : pensieri e parole by benny
20/02/2008 L' Oca![]() Disse quell’ Oca rivolta al suo padrone,
"Signore mio, gentile accuditore, il lauto pasto che voi mi garantite par che mi faccia sembrare più graziosa, con piume lisce e coscette incicciottite, tanto che l’altra sorella mia, invidiosa, mi mette in guardia del mio rigonfio core."
L’ ometto buffo, ricurvo su se stesso, con nella mano il secchio del mangime, pallido il volto, le mani raggrinzite, il pantalone sì largo e mal ridotto specchio evidente di un misero regime, rivolse all’ Oca lo sguardo un po’ preplesso.
"Ma voi davvero credete che il mio fare, nel quotidiano trascorrere dei giorni, inanellando la cinta mia sdrucita dei nuovi fori per stringerla più forte, sia l’ evidenza di generosa speme, e non desio del prossimo mangiare !?!"
Questo racconto, di certo un po’ bislacco, ma con quel fondo di solide ragioni, tanto da esser lo specchio della vita, di un’esperienza vissuta passo a passo, e che mi riporta a rievocar tenzoni, da molta gente è letto con distacco.
Ma questa luce che illumina noialtri fioca fiammella nel buio di una grotta, spinge a pensare, a riflettere sui fatti e l’intelletto all’ improvviso sbotta … "Chi sembra darti quel bene immaginario non sempre è amico, non sempre vuol salvarti !" Fonti : Pensieri e parole by benny 28/11/2007 semplicitàCome diventa facile
dire non è colpa mia....
Non fate come me
non fate come me...
Sentirsi fragili
portar del sol l'immagine
L' uomo sogna di volare
poi le ali recide con lame amare
L' uomo ha voglia di cambiare
ma non sa che cosa fare
L' uomo è un essere meschino..
e il suo sogno muore in un mattino
Non fate come me
non fate come me...
fonti: parole e pensieri by Negrita e benny
Se fossi diverso da quel che io sono potrei guardare i fiori con occhi languidi, farciti di lacrime mattutine, lasciando che gocce di sale possano finalmente scendere sulle mie gote segnate da soli feroci e lune fetenti...ma sono io e non voglio rinnegare ciò che sono...forse perchè, nonostante tutto, non ho nulla da recriminare...da recriminarmi.
Ho poggiato i gomiti su quel muretto macchiato dalla muffa, ho adagiato il capo tra le mani e lasciato che lo sguardo marcisse sull' orizzonte traditore. Alla fine sono stato sol capace di voltar le spalle ed offuscar la mente con uno strato di catrame putrido. Amen
25/09/2007 il sorriso del Fato
Discosto dagli sguardi degli umani,
pensieri e parole by benny
06/06/2007 Luna Crudele![]() Nell' arco di quelle notti cupe,
come una Dea spietata e incantatrice,
osservi pigra, nel tuo perenne andare,
i volti nostri, riflessi di tua luce.
Luna crudele, nascosta ai nostri cuori,
Luna indecente, ammiccante, immaginata,
torna l' icona di un tempo ormai perduto,
appari ancora con forza ritrovata.
Consenti al cielo, fratello tuo di sangue,
di paludarsi del tuo vessillo gaio,
mille e più labbra a raccontar la vita,
mille e più stelle sparate a far da tetto.
Fonti: pensieri e parole by benny
31/01/2007 La Dama in Nero - il ritorno![]() ..Convivere, famiglia, figli, la quotidianeità di un rapporto stabile... trasalii e con stizza mi alzai dal bordo del letto recandomi in cucina. La scusa più infantile che potei inventare in quel momento fu " l' enorme emozione provata nel sentire quelle parole" ma non era così, mentivo a lei ed a me stesso...
La realtà era molto più semplice, intuitiva e banale. Non avevo nessuna intenzione di rinunciare alla mia indipendenza, al mio modo di fare, alla mia semplice ( mica poi tanto), innata voglia di vita libera.
In un lasso di tempo indefinitamente breve ripensai a tutte le mie nottate goliardiche, alle decisioni prese a notte fonda, agli amici che, con solo dieci minuti di preavviso, passavano a prendermi per trascorrere in allegria e follia lunghissime, interminabili, pazzesche nottate brave.
Locali notturni alla moda, donzelle più o meno accondiscendenti, l' odore acre delle sigarette fumate i quei salottini ovattati e complici, l'inebriarsi di situazioni ed emozioni impreviste.
Poi l' alba, quell' alba romana così complice, amica, fedele compagna e consigliera. Le sei, le sette del mattino. I primi rumori di una città ancora addormentata. Un caffè, un paio di cornetti caldi al Circo Massimo, si lì, proprio lì, a due metri dal mio ristorante preferito che però da tempo non potevo più frequentare per motivi che ora sarebbe troppo lungo spiegare.
Infine, come antico rito tribale, il Gianicolo, la mia Roma vista dall' alto, con occhi ogni giorno diversi, giorno....piuttosto notte.
Ingollai un bicchiere di fresca acqua nel tentativo di scacciare quei malvagi pensieri, quelle sensazioni sgradevoli. In quel momento anche la cucina mi sembrò stretta, troppo stretta e soffocante.
Avrei saputo rinunciare alla mia "solita" vita a favore di un nuovo destino ?
Avrei mai accettato di annullare il mio mondo per un nuovo status che fino ad allora non avevo neppure preso in considerazione ?
Dieci interminabili minuti che sembrarono secoli, poi presi la decisione e tornai da Clarissa.
La vidi, bellissima come suo solito, adagiata su un fianco, la sinuosità del suo corpo mi scosse per un attimo dai miei pensieri...si un attimo, solo un attimo. Quella fu la scintilla che mi fece capire tutto.
Un attimo non vale una vita.
Un attimo...vale un attimo, inizia, si evolve e termina. Questa era la tremenda verità. Se fosse stato eterno non l' avrei annoverato nella lista dei "miei attimi" .
Cosa era accaduto ? Oppure cosa mi stava accadendo ? Si, in quel preciso istante, qualche cosa di anomalo stava mutando il mio modo di essere, il mio atteggiamento verso Clarissa.
La presi teneramente tra le braccia, la baciai, qusta volta solo sulla fronte e le dissi.........
to be continued..........
Fonti : pensieri e parole by benny
02/12/2006 benny & Joon
Alcune persone colorano i disegni, facendo attenzione a non sbavare col colore fuori dei bordi. Altre, invece, escono leggermente dai bordi. Poi c'è Sam che non vede nemmeno i bordi. Joon Pearl è una ragazza giovane e carina che ha un grande senso artistico, è intelligente... e squilibrata. Joon vive con il fratello Benny che, nel suo desiderio di proteggerla dal mondo esterno, potrebbe perderla per sempre. Nella vita di Benny e Joon fa capolino Sam. Il quale, eccentrico e divertente, nutre una vera passione per i film, sia classici che non, e possiede un'abilità prodigiosa nel ricreare la magia dei suoi idoli Buster Keaton e Charlie Chaplin. Sam procede ad un ritmo tutto suo, ma Joon riesce a seguirne il passo ed essendo entrambi due tipi originali, finiscono con il trovarsi. Forse sono benny...oppure Joon.... di certo Sam....
Fonti : schizofrenie di benny :-)
19/10/2006 La Dama in Nero (rewind)![]() Clarissa non riusciva ad interrompere il suo pianto, nonostante le stessi seduto di fianco e la cingessi in vita con un braccio non riusciva a sollevare il capo. I capelli corvini le celavano il volto, le spalle ricurve denotavano un abbattimento ed una disperazione vera, totale. Non ero capace, nonostante la mia dolcezza, le mie carezze ed i miei baci a farla smettere. I minuti trascorrevano lenti, interminabili lassi temporali bucati da silenzi e dubbi, feci mille illazioni, mi posi miriadi di domande alle quali non sapevo rispondere. Avevo compreso poco o nulla del suo precedente dire, avevo carpito, catturato, intuito solo poche frasi che in quell’ istante potevano apparire senza alcun senso. Parole come quotidiano vivere, serenità, sicurezza, amore, lasciate fluttuare nell’ aria senza una concatenazione logica mi avevano spiazzato. Finalmente Clarissa alzò il capo e con gli occhi arrossati si rivolse a me con voce tremante. Clarissa non voleva che io me ne andassi ! Detto così può sembrare riduttivo, il concetto da lei espresso era molto più articolato ma il succo del discorso in fin dei conti era questo. La sua voglia di indipendenza, la sua atavica "singletudine", la decantata necessità di gestire in autonomia la vita, tutti i suoi principi di base insomma erano naufragati miseramente come un guscio di noce in un mare tempestoso. Rimasi basito. Come al solito la mia altrettanto indipendente visione della vita di coppia mi aveva portato a supporre il contrario. Normalmente per carattere e mentalità, per istinto e spirito di sopravvivenza una rivelazione simile mi avrebbe fatto drizzare il pelo come un gatto davanti ad un mastino napoletano. Lo stupore fu ancora più grande quando mi resi conto che tutto ciò invece mi faceva star bene. Presi Clarissa tra le braccia, la sollevai di peso, lei si strinse forte al mio collo ed attraversando il corridoio la portai in camera da letto. Sentii prepotente in me il desiderio di parlarle, di dire qualche cosa, avevo una strana sensazione dentro, come se di lì a poco la mia vita sarebbe radicalmente cambiata. Non parlai, non ne avevo la forza e neppure il coraggio, ancora una volta fu lei a farlo e questa volta lo fece con voce ferma, sicura ma al contempo con una dolcezza stupefacente… Guardandomi negli occhi ed imbarazzandomi non poco mi disse………..
To be continued Fonti : pensieri e parole by benny
19/06/2006 La Dama in Nero XI![]() Dopo quella notte ne vennero molte altre. L’ affiatamento e l’ attrazione fisica divennero a poco a poco affetto, poi qualcosa di più…di molto più importante. Clarissa, nonostante fosse presissima dal suo lavoro di ricercatrice, riusciva a trovare il tempo di chiamarmi così spesso che, per non perdermi alcuna delle sue telefonate, decisi di riattivare il mio antiquato cellulare. Per quel che riguardava me, avendo molto più tempo a disposizione di qualsiasi altro comune mortale, mi dedicai alla ristutturazione del mio appartamento. Ne aveva proprio bisogno. Visto il caos provocato da operai, muratori ed imbianchini decidemmo, di comune accordo, che per il tempo necessario alla conclusione dei lavori avrei usufruito della sua ospitalità. Trasferii parte del mio vestiario e dei miei effetti personali, coprii con cura i mobili accatastandoli in un’ ala della casa meno accesibile, tolsi dalle pareti i quadri del settecento, in verità quei pochi rimasti dopo le ripetute visite dei "signori ladri" e chiusi a chiave le due stanze utilizzate come ripostiglio provvisorio sigillandone accuratamente ogni spiraglio con del nastro adesivo. La casa di Clarissa, oramai ambiente familiare per me, divenne così una seconda dimora. Nel bagno degli ospiti, in bella mostra sulle mensole di cristallo molato, avevo disposto con cura i miei oggetti di uso comune. Nel grande armadio in camera da letto, con non poche difficoltà, eravamo riusciti a liberare mezza anta per i miei vestiti ed infine sulla scrivania in salone avevo posizionato il mio computer portatile, unico oggetto mai posseduto da Clarissa anzi profondamente odiato, che utilizzavo fondamentalmente per scrivere ma anche per controllare via internet l’ andamento dei fondi di investimento e qualche altra cosuccia. Al mattino lei si alzava molto prima di me, preparava la colazione per entrambi, si chiudeva in bagno per ore ed ore poi usciva sorridente per recarsi in ufficio. La mia giornata, quasi sempre, trascorreva tranquilla, monotona, ripetitiva. La colazione, doccia e barba, le ultime notizie alla radio, un salto da me per controllare l’ avanzamento lavori poi dopo aver dato una rassettata veloce a casa uscivo a fare la spesa ed acquistare i quotidiani. Al ritorno pomeridiano Clarissa, sedendosi sulle mie ginocchia e baciandomi teneramente, mi chiedeva il resoconto dettagliato della giornata soffermandosi spesso sulla tempistica presunta di fine lavori. Le prime volte non ci feci molto caso, pura curiosità pensai, solo dopo un mese e dopo aver ripetuto la stessa teoria un milione di volte mi venne il dubbio che forse la mia presenza iniziava a pesare. Non era così. Lo capii quando le dissi che finalmente l’ architetto mi aveva comunicato che di lì ad una decina di giorni avrei potuto rientrare in posseso del mio appartamento. Clarissa scoppiò in un pianto dirotto, grossi lacrimoni impastati di rimmel le rigarono il viso. A capo chino sussurrò qualcosa…..
To be continued .......
Fonti : pensieri e parole by benny 13/05/2006 La Dama in Nero (X)![]() Ci alzammo dal divano, lei per prima, bellissima, mi apparve in tutto il suo splendore. Era davanti a me, voltandomi le spalle, con in dosso solo le sue scarpine da casa dall’ evidentissimo tacco a spillo. Mi resi conto che la sera precedente non avevo avuto alcuna possibilità di notare quei piccoli particolari che ora apparivano tanto evidenti quanto piacevolissimi. Le unghie dei suoi piccoli piedi erano ornati da uno smalto leggermente argentato e facevano dispettosamente capolino oltre le stringhe delle scarpine, più su i polpacci, muscolosi al punto giusto, dividevano una caviglia sottile da un ginocchio così ben modellato da sembrare disegnato. Una sola piccola imperfezione deturpava il piacere della vista delle sue cosce bianche, una leggera cicatrice posizionata un palmo sotto il pube, evidente risultato di una vecchia operazione chirurgica ma che, tutto sommato, non modificava il risultato finale di quel "belvedere". Glutei sodi e tondeggianti, un vitino da indossatrice e su per la schiena, liscia e vellutata, fino a giungere al busto da dove, vista la mia posizione, riuscivo a intravedere solo le due mezzelune dei seni, prosperosi, marmorei, assaporati durante la precedente notte ma altresì seminascosti dalla folta capigliatura che, nonostante la selvaggia enfasi amorosa, inspiegabilmente apparivano in buon ordine e come sempre vaporosi e lucidissimi. Raccolsi i miei indumenti e cercando di ricompormi alla svelta notai che Clarissa, sotto la sua vestaglia trasparente, aveva indossato solo lo slip di pizzo nero. Si volse verso di me e sorridendo amabilmente mi baciò nuovamente lasciando sulle mie labbra un caldo, tenero sapore di buono. Prendendomi per mano e precedendomi di un passo, mi guidò verso la sua cucina e come leggendomi nel pensiero preparò una caffettiera formato famiglia mettendola sul più grande dei fornelli. Sedemmo uno di fronte all’ altra e nell’ attesa di udire il caratteristico borbottio del caffè le chiesi se più tardi avessi potuto fare una telefonata al portiere al fine di recuperare il secondo mazzo di chiavi del mio appartamento. Clarissa, sempre sorridendo, mi rispose che avrei potuto fare ciò che volevo, doccia compresa, senza dover ogni volta chiederle il permesso. Alzandosi per controllare il caffè mi passò una mano tra i capelli procurandomi l’ennesimo brivido giù per la schiena.…anch’io sorrisi……
Telefonando al signor Erminio e mentendo spudoratamente sul fatto di essermi chiuso l’ uscio alle spalle quella stessa mattina e non la sera precedente, mi organizzai per farmi trovare sul ballatoio. Salutai Clarissa con un caldo bacio appena in tempo per sentire l’ ascensore risalire i sei piani. Al suo arrivo ringraziai il portiere, aprii casa, presi il mio mazzo di chiavi e restituii lui la seconda copia. Il signor Erminio, come sempre riservatissimo, mi salutò senza fare domande ma aprendo le ante dell’ ascensore si volse brevemente verso di me sorridendo. Quel gesto mi parve subito ambiguo. Perché mai un tipo come lui, serio, impassibile, professionalmente impeccabile aveva assunto tale atteggiamento ? Cosa lo aveva spinto a trasgredire il suo codice comportamentale fino a lanciarmi quel sorrisetto tanto sornione ed ammiccante ? Lo compresi quasi un’ ora dopo, sotto la doccia. Da dove avevo potuto effettuare la chiamata d’ avviso se non da casa della mia nuova vicina ? Tutta quella farsa non era quindi servita a nulla se non ad alimentare ulteriormente curiosità e pettegolezzi. Confidando sulla discrezione del portiere e pensando che comunque prima o dopo tutti i condomini ed i commercianti della zona ci avrebbero visti insieme finii di farmi la doccia, mi sbarbai e decisi di vestirmi per andare ad acquistare i quotidiani. Manco a dirlo feci appena in tempo a chiudere la porta che Clarissa fece altrettanto con la sua. Ci ritrovammo sul ballatoio ed all’ unisono decidemmo di scendere in strada per una frugale colazione al Bar dell’ Angolo. Passando per l’ androne sentii, pur non vedendolo, gli sguardi del portiere su di noi ma tanto a quel punto tutto ciò non avrebbe fatto alcuna differenza vista la situazione. Di giorno Clarissa era ancor più bella e desiderabile, alla luce di quel caldo sole mattutino appariva raggiante e sensuale come mai. Le porsi immediatamente il braccio e ci incamminammo. Per raggiungere il Bar dell’ Angolo dovevamo obbligatoriamente transitare davanti al panettiere, al negozio d’ abbigliamento del quale mi servivo abitualmente, il garage e l’ edicola. Notai, con piacere ovviamente, che tutti i negozianti al nostro passaggio si prodigavano in calorosi saluti come mai avevano fatto fin d’ora, evidente positivo risultato legato alla presenza di Clarissa. L’ edicolante mi porse i quotidiani sfoggiando il migliore dei suoi sorrisi, ricambiaii e salutandolo feci segnare, come sampre facevo, sul mio conto che avrei onorato alla fine del mese. Raggiungemmo finalmente il bar e decidemmo di sedere all’ aperto. La giornata prometteva bene, sia in termini meteorologici che personali. Fui colpito dalla sostanziosa ordinazione di Clarissa. Velocemente e con sicurezza si fece portare Caffè nero doppio, yogurt, un toast e tutta una serie infinita di biscottini, per la maggior parte dietetici, dai nomi stravaganti ed a me del tutto ignoti. Io ordinai come sempre un espresso ed un bicchiere di minerale. Clarissa spostò leggermente la poltroncina in ferro battuto portandosi più vicino a me possibile. Tra un biscotto ed un sorso di caffè, tra un sorriso ed una battuta non ci accorgemmo del trascorrere del tempo tanto che l’ ora del pranzo era oramai sopraggiunta……
To be continued………. Fonti: pensieri e parole by benny 08/05/2006 La Dama in Nero (IX) Le sue risa furono così contagiose e per nulla offensive che dopo alcuni secondi il mio imbarazzo si tramutò in spontanea autoironia, la pregai ancora una volta di perdonare quest’ uomo d’altri tempi poco avvezzo ad atteggiamenti tanto spontanei e nel contempo feci ciò che Clarissa aveva fatto poco prima, posai la mia mano sulla sua.
Per nulla risentita non la ritrasse anzi iniziò a fissarmi negli occhi senza abbandonare però il suo ridere. La mia condizione psicofisica era irrimediabilmente compromessa. Potevo sentire il calore della sua mano sulla mia gamba e la morbidezza della sua pelle nel palmo della mia, un gioco perverso insomma, un inebriante carosello, come sempre accompagnato dal suo prepotente profumo al quale, nonostante il tempo trascorso, non ero ancora assuefatto. Non resistetti, mi avvicinai a lei lentamente, molto lentamente e con dolcezza la baciai. Clarissa ritrasse la mano dalla gamba spostandola dietro la mia nuca, si mosse leggermente sul divano, quel tando da porsi in linea con il mio corpo e cingendomi la vita con l’altra si abbandonò languidamente a me. Il suo respiro era caldo, profumato, leggermente in affanno, sentivo sul viso piccoli, tenui sbuffi di compiacimento. Le sua labbra morbide, tanto morbide da sembrare irreali, iniziarono ad inumidire le mie guance, i lobi, le sopracciglia. Le nostre mani presero ad esplorare reciprocamente i volti. Il contatto con la pelle fu tanto emozionante quanto eccitante. Morbida, vellutata, Clarissa era al tatto appagante, i miei polpastrelli, passati così tanto delicatamente da quasi solo sfiorarla, correvano su quel paradiso come un organista fà con i tasti avorio ed ebano del suo strumento. Il suo movimento era elegante, inaspettato, sconvolgente, potevo sentire la forza interiore della sua passione. Fece scivolare la mano sul mio collo, poi più in basso, fino al mio petto, scostò i lembi della giacca da camera, aprì uno, due, tre bottoni e la introdusse tra le pieghe del mio pigiama fino a toccare la mia pelle. Vista la mia villosità pensai che la cosa, forse, l’ avrebbe infastidita…. Al contrario Clarissa iniziò a giocare. Disegnando arabeschi con le dita, percorrendo delicatamente tutta la superfice a sua disposizione, mi fece comprendere quanto quel fare le donava piacere. Feci cadere in terra gran parte dei nostri indumenti, la scoperta del suo corpo nudo fù indimenticabile. Ogni intima parte di Clarissa sembrava scolpita nel bianco marmo, seni perfetti, disegnati, pieni, ventre piatto e liscio come un mare d’estate, le gambe assolutamente perfette, tornite e sode e poi……... Mi sentii come un archeologo al suo ingresso in una stanza segreta ancora inviolata. La guidai con mosse sicure fino a distenderci sul divano, i nostri corpi ansimanti si unirono in un danza infinita. Affinità fisiche, passione, erotismo, tutto si scatenò immediatamente come un uragano tropicale, violento, incessante, travolgente quanto devastante. Nessuno di noi due avrebbe mai pensato che quella notte avrebbe avuto un tanto piacevole epilogo….. o forse sì. Nessun pensiero, nessun ragionamento, solo istinto, puro istinto e passione, i velati imbarazzi si erano tramutati in complicità, la sensazione principe era quella di conoscere Clarissa da sempre, intuivo ogni sua più piccola voglia, ogni desiderio nascosto. Senza esitazione donavo e ricevevo, senza egoismo entrambi riuscivamo a soddisfare l’ altrui desiderio. Un dispettoso raggio di sole, filtrando tra le ante della persiana, ci distolse dai nostri affanni riportandoci alla realtà del giorno, un nuovo giorno, un giorno diverso….
To be continued…….
Fonti : pensieri e parole by benny Picture : per gentile concessione di Evelina :**** 28/04/2006 La Dama in Nero (VIII)![]() Clarissa si accomodò, accavallando le lunghe gambe, nell’ angolo destro del divano, leggermente di traverso, in modo da poggiare la schiena tra il bracciolo e la spalliera ed avendo così a disposizione la più ampia visuale possibile. Io fui, ancora una volta, nella condizione di dover ben ponderare le mie scelte ! Se mi fossi seduto nell’ angolo opposto, assumendo quindi una posizione speculare alla sua, avrei lasciato tra noi lo spazio vuoto di una seduta, decisamente troppo per i miei gusti, se invece avessi approfittato del posto centrale sarei stato evidentemente sfacciato nel dimostrarle il mio desiderio di un probabile contatto. A salvare la situazione, per la seconda volta in una notte, intervenne il simpaticissimo meticcio che con un balzo surreale e quasi in contemporanea al sottoscritto, andò a posizionarsi nell’ angoletto più estremo del divano. Schivandolo per un pelo, è proprio il caso di dirlo, fui costretto quindi a sedere tra Clarissa ed il cane…..sorrisi.
Con un leggero movimento del capo Clarissa si sistemò i morbidi capelli corvini che, vista la loro lunghezza e vaporosità, precipitarono dalle spalle al seno attirando non poco la mia attenzione. Iniziando a discorrere di argomenti alquanto futili, come di consueto si fa per rompere il ghiaccio, fui nuovamente pervaso da una sensazione strana, da un senso di benessere, come quando, dopo aver "arrampicato" per ore su viottoli impervi di montagna, raggiungendo la vetta, se ne gode l’orizzonte infinito ed il panorama incontaminato. Mi resi conto di ascoltare senza comprendere e questo mi preoccupò non poco. Capii che non sarei stato in condizione di replicare con coerenza ad una sua eventuale domanda anche in considerazione del fatto che la mia mente oramai viaggiava su praterie lontane mille miglia da quel divano.
Riprendendo a fatica il controllo di me stesso e scusandomi preventivamente per la mia indiscrezione, le chiesi di raccontarmi qualche cosa del suo passato, della precedente residenza, del lavoro, passatempi un po’ della sua vita insomma. Clarissa sembrò felice di tale richiesta e con tono pacato mi disse più o meno ciò che io già avevo intuito. Biologa ricercatrice, trasferita a Roma dopo aver vinto un difficile concorso al CNR, riservata quanto basta, single per scelta, qualche precedente amore finito un po’ per pigrizia, un po’ per poco tempo da dedicare alle questioni personali, grande desiderio di intraprendere un lungo viaggio in paesi lontani e selvaggi ed un unico grande rammarico…. non aver avuto figli ! Trasalii e stupendomi di quanto tale dichiarazione contrastasse con l’ immagine che dava di se mi venne spontaneo ricordarle che "per certe cose" non era mai troppo tardi in considerazione anche della sua giovane età.
Mi sarei lanciato giù dalla tromba delle scale per la vergogna e per la mia stupidità !
Tale affermazione non faceva parte del mio modo di pormi, non era nel mio stile intromettermi così prepotentemente e indiscretamente in faccende tanto delicate quanto personali. Ma cosa mi stava accadendo ? Mi scusai immediatamente pregandola di perdonare la mia goffaggine e la mia presunzione, la scongiurai di dimenticare quanto detto poco prima nella speranza che tale mia affermazione non avesse in qualche modo negativamente influenzato la nostra futura amicizia. Passando inaspettatamente dal "lei" al "tu" Clarissa mi sorrise tranquillizzandomi circa la mia precedente gaffe, mi chiese di non preoccuparmi e nel farlo, sporgendosi leggermente in avanti, posò con gesto affettuoso ed amichevole la sua mano sulla mia gamba. Il mio imbarazzo ed il mio rossore furono tanto evidenti che Clarissa esplose in un fragorosa risata…….
To be continued....
Fonti: pensieri e parole by benny 18/04/2006 La Dama in Nero (VII)![]() La situazione fu subito chiaramente tragicomica. La mezzanotte ormai trascorsa da un pezzo, la porta chiusa senza possibilità di rientrare, la mano dolorante e due persone, praticamente due sconosciuti, in abiti da notte, sul ballatoio di un palazzo addormentato. La seconda copia delle mie chiavi era stata da me depositata, fin dal giorno del mio arrivo in questo condominio, dal signor Erminio, portiere storico ed efficientissimo nonché custode dei nostri intimi segreti ed inflessibile scrematore di accessi ma che, caso più unico che raro, proprio per quella notte aveva deciso di rimanere a dormire dalla sua adorata mamma che viveva in un paesello alle porte di Roma.
Nessuna via di scampo insomma, avrei potuto riprendere nuovamente possesso dei miei appartamenti solo il mattino seguente. Lo sconforto si dipinse sul mio volto, avrei voluto gridare a tutta voce la mia stupidità e la mia sbadataggine ma….. mai in presenza di Clarissa.
Evidentemente fui così espressivo e apparvi tanto indifeso in quel frangente che, come canto di sirena, giunse alle mie povere, frastornate orecchie l’ offerta di Clarissa, un’ offerta che certo non avrei mai potuto rifiutare anzi che nel mio intimo speravo fortemente di ricevere. Con voce calda e suadente si offrì di ospitami nel suo salotto dove con grande cura, a suo dire, avrebbe attrezzato per la notte il largo divano fiorato. Le feci notare la sconvenienza del gesto, una donna sola, appena arrivata che ospitava un uomo in casa sua nel cuore della notte….. le sue parole di giustificazione denotarono un’ emancipazione non comune ed un assoluto disinteresse verso gli altrui giudizi.
Al settimo cielo ma sempre dolorante, la seguii e mi accinsi ad affrontare questa nuova avventura. Per prima cosa le chiesi se cortesemente avessi da subito potuto usufruire del bagno soprattutto per disinfettare la mano morsa, vero senza medicamenti ma almeno con un abbondante lavaggio a base di acqua e sapone, secondo, la possibilità di prepararmi un buon caffè anche considerando che ormai la prima parte della notte era miseramente andata a farsi benedire. Con enorme mio stupore e piacere Clarissa si prodigò in mille attenzioni tanto che, intuendo il mio impedimento nel lavarmi le mani in autonomia, iniziò a massaggiarmele con delicatezza, inumidendole di tanto in tanto con acqua tiepida ed utilizzando uno stupendo sapone al mughetto. Il dolore scomparve miracolosamente ed io fui, in quel frangente, grato al piccolo meticcio per avermi dimostrato cotanta ingratitudine. Mi fasciò con un bendaggio di fortuna ricavato da un sottile tovagliolo di lino bianco e mi rammentò la seconda delle mie richieste, il caffè.
Precedendomi per il luminoso corridoio notai la delicatezza dei ricami con i quali era impreziosita la sua veste da notte ma di più mi colpirono le trasparenze della stessa. I due grandi lumi a piantana posizionati in fondo al corridoio, miei complici per una volta, attraversarono con i loro fasci di luce argentata la snella figura e come lastra radiografica mi lasciarono intravedere il suo corpo sinuoso. Fui tanto affascinato da non accorgermi del fatto che il corridoio era terminato e goffamente le sbattei contro, non le ero mai stato così vicino, sentii il profumo della sua pelle e la morbidezza delle sue carni, arrossii e accennai un timido "mi scusi ero distratto". Sua unica risposta fu un tenero sorriso accentuato da quelle due dispettosissime fossette, già precedentemente notate, che le dipingevano le gote e le davano un senso di giovanile spensieratezza. Altri due minuti ed avrei perso il controllo. Finalmente arrivò il tanto sospirato caffè. Seduti comodamente su quel divano che presto sarebbe divenuto mio giaciglio notturno e sorseggiando il fumante tonico ci lasciammo andare alle prime confidenze. to be continued.......
Fonti : pensieri e parole by benny
09/04/2006 La dama in Nero (V - VI)![]() Dal mattino del nostro incontro il mio quotidiano vivere era stato radicalmente trasformato. Il giorno, pur nella normalità del suo trascorrere, pensavo, con un misto di stizza ed eccitazione, a Clarissa, la notte venivo assalito da draghi fiammeggianti, gnomi sghignazzanti e perfide streghe tanto che il mio sonno, già da sempre precario, era divenuto più una veglia che un meritato riposo. Durante le lunghe pause di riflessione notturne mi dedicavo alla conta degli spigoli dei miei mobili, alla rilettura del mio romanzo preferito, da pagina uno a pagina…uno, oppure, alzandomi mille volte dal letto, ingurgitavo ettolitri di fresca acqua di rubinetto che, inevitabilmente, sortiva effetti collaterali indesiderati ma almeno purificatori.
La notte del sesto giorno, consapevole che quello status sarebbe durato in sempiterno e soprattutto prendendo coscienza del mio precario stato mentale, decisi di farmi aiutare da un blando sonnifero. Due ore più tardi contavo ancora gli spigoli dei miei mobili …….
Guardando malinconico l’ orologio a carica manuale posto sul piano di marmo del comò mi resi conto che la mezzanotte era vicina. Il lenzuolo si era oramai annodato con il mio pigiama tanto da sembrare una di quelle trecce di bufala Campana tanto buone quanto difficili da reperire, il cuscino si era trasformato in un ammasso informe ed il mio sconforto era ormai ai massimi livelli. Fui pervaso da un senso di nausea, mi alzai per l’ ennesima volta ed indossata la giacca da camera mi recai in cucina. Pensai ancora una volta a Clarissa, al suo profumo, alla sua affascinante bellezza e soprattutto alla sua riservatezza. Mi posi domande assurde alle quali ovviamente non avrei mai potuto dare risposta. Tentai di immaginarla adagiata su un fianco nel suo letto fasciato di lenzuola di bianco lino, vestita di soli pizzi e seta pregiata, frusciante seconda pelle sulla sua già così morbida ed i capelli, come corolla di un fiore, aperti a ventaglio sul suo soffice cuscino….. Fui non poco turbato da tali pensieri, preparai una caffettiera, la misi sul fornello e come sempre dimenticai di accendere il fuoco.
Sobbalzai. Un improvviso brivido gelido mi percorse la schiena. Nel buio silenzio di quella tormentata notte qualcuno aveva suonato alla mia porta. Rimasi per qulche secondo immobile, quasi a voler ricevere conferma di questa mia allucinazione uditiva, poi mi mossi lentamente veso l’ uscio. Ero ben sveglio, nulla avrebbe potuto così realisticamente somigliare a quel trillo noto, mi accostai in silenzio alla massiccia porta di noce tentando disperatamente di captare rumori provenienti dal ballatoio. Rimasi in quella scomoda posizione per alcuni secondi che a me parvero un’ eternità, mi feci coraggio ed aprii la porta….. rimasi basito…. ---------------------------------------------------------------------------------------
Era proprio lei, stava davanti al sottoscritto con una mano posata morbidamente sul montante sinistro della mia porta, bellissima come mai e come sempre profumata ma…. questa volta sul suo bel viso si notavano strani segni premonitori. Un leggero pallore e due piccoli rivoli umidi deturpavano in quel momento il suo volto candido. Fui, per la seconda volta in pochi secondi, assalito da un fremito incontrollabile, tentai di parlarle ma dalla mia bocca uscì solo un flebile lamento, quasi un sibilo, fortunatamente lo fece lei, togliendomi da tale imbarazzante situazione.
Con poche parole precise e descrittivamente corrette mi disse che il suo cagnolino, si proprio il meticcio, aveva involontariamente ingerito il piccolo gomitolo di lana con il quale il suo gatto persiano usualmente giocava. La situazione era disperata ed anche se ancora non irrecuperabile, ella temeva che di li a poco sarebbe precipitata. La sua condizione di nuova inquilina ed il fatto che conoscesse, anche se superficialmente solo me, la aveva indotta ad abusare della mia gentilezza.
Ringraziai il Signore per aver creato i gatti, i meticci e le pecore con la loro lana !
Senza indugi le chiesi di mostrarmi il luogo ove il cagnolino giaceva e le dissi che avrei tentato l’ impossibile per salvarlo. La mia gran fortuna consistette nel fatto di avere da sempre un ottimo feeling con i cani ed altrettanta esperienza in materia, avendo vissuto, nel periodo estivo e praticamente fin da bambino, nella tenuta in campagnia dei miei genitori, tra animali da cortile, cani, gatti e quant’altro.
Mi condusse frettolosamente nel suo salone, illuminato in quel momento da due enormi lampadari di cristallo, indicandomi in un angolo una specie di materassino sul quale giaceva ansimante la piccola bestiolina. Mi chinai su di lui ed aprendogli delicatamente la bocca mi resi conto che la situazione era meno grave del previsto. La pallina di lana si era fermata giù nella gola ma senza essere completamente ingerita, infilando la mia mano nella bocca del cucciolo avrei estratto l’ oggetto senza fatica alcuna. Per un attimo fui assalito dal pensiero di tirarla un po’ per le lunghe, giusto per condire il mio intervento con un minimo di drammaticità, classica dell’ eroe salvatore, poi con coscienza e responsabilità decisi di agire immediatamente, la vita di quella bestiolina valeva più di mille teatralità.
Infilai deciso la mano nella bocca dell’ animale e con l’indice ed il medio, stile bacchette orientali, riuscii ad afferrare il gomitolino. Lo estrassi delicatamente e posandolo in terra feci per accarezzare il miracolato che con poca anzi nulla gratitudine pensò bene di mordermi.
Dolorante e mortificato mi alzai tenedomi la mano strettamente, avrei voluto ricacciare quel gomitolo nella bocca del mostro ma poi mi dissi che, in fin dei conti, l’ istinto di sopravvivenza fa fare questo ed altro. Chiesi a Clarissa se cortesemente avessi potuto usufruire delle sue cure poiché disinfettarsi e fasciarsi con una sola mano mi sarebbe veramente stato impossibile. Arrossendo e scusandosi mi informò di non avere a disposizione materiali di primo soccorso…. scattò in me una molla, subdolamente la invitai a casa mia, da sempre fornitissimo, avrei messo, per le cure del caso, a sua disposizione tutto il mio armamentario medico-farmaceutico. Accettò di buon grado e riordinando velocemente cane, gatto e gomitolo ci dirigemmo verso il mio appartamento.
Orrore !!!…..Solo allora mi resi conto che nella foga del mio eroico intervento avevo chiuso la porta alle mie spalle dimenticando di prenderne le chiavi…….
Fonti: pensieri e parole by benny 04/04/2006 La Dama in Nero (III - IV)![]() Attraversando il lungo corridoio che separava il bagno dallo spogliatoio, pensai intensamente agli abiti da indossare. Sportivo o elegante ? Ma si, oggi elegante. Un bel vestito grigio fumo di Londra, la camicia bianca profumata di bucato, i gemelli di famiglia, in verità un po’ audaci ma comunque belli, la cravatta tenuemente colorata, giusto per staccare un po’ con la seriosità del resto ed infine le scarpe, mio orgoglio sublime, scarpe cucite a mano, tenute da sempre nel reliquiario più intimo ed inaccessibile della casa. Ricordo ancora il giorno in cui mi recai da quel famoso artigiano Romano, tanto famoso che non me ne sovviene neppure il nome, tanto per cambiare, che con serafica tranquillità mi descrisse la lavorazione della coppia di oggetti del desiderio, dall' acquisto del pellame fino alla lucidatura e consegna al cliente. Se la lavorazione, pensai, sarà laboriosa quanto la sua descrizione, riuscirò a calzare queste scarpe tra nove mesi, un parto praticamente. Ne ordinai sei paia. Indossai un soprabito leggero, vista la temperatura mite di quel mattino, inforcai gli occhiali da sole e con gesti abitudinari, riempii le tasche degli oggetti consueti. Portamonete, penna stilografica, chiavi di casa, accendino e le inseparabili sigarette. Non usavo telefono cellulare o meglio, ne possedevo uno ma giaceva da sempre tristemente riposto nel cassetto del settimino all’ ingresso. Forse, pensai, dovrei accenderlo ogni tanto, giusto per il gusto di vedere se ci sono chiamate ricevute, immediatamente cancellai quel pensiero fastidiosissimo e poi come mai potrebbe accadere tale evento considerando che il mio numero è da sempre sconosciuto ai più? Aprendo l’ uscio fui nuovamente colpito da un’ onda profumata, la stessa del giorno precedente, la stessa di quel mattino. Prepotente e inebriante sembrava galleggiare su quel ballatoio come un ectoplasma, né le finestre spalancate sul giorno né la mastodontica tromba delle scale riuscivano a dissolvere, risucchiare quell’odore. Rimasi qualche secondo immobile, respirando, inalando con vigore quel nettare invisibile. Aprii finalmente il cancelletto dell’ ascensore e le due porte interne e fu allora che udii un leggero scatto alle mie spalle, cosi tenue, delicato ed impercettibile da sembrare il rumore metallico prodotto da chi arma il cane di un revolver. Trasalii, mi voltai lentamente, non era un’ arma bensì la signora del mistero, con delicatezza ella aveva chiuso l’ uscio alle sue spalle. Si diresse verso di me con passo flessuoso, i suoi capelli corvini, lunghi, leggermente mossi, ondeggiavano lentamente ad ogni suo movimento, il suo abito vaporoso era in stile con la sua figura. Tessuti leggeri, delicate trasparenze celate da doppi, tripli strati, tutto era meticolosamente studiato, non un risvolto della sua gonna fuori posto. Le gambe poi, fasciate di calze scure, semplici ma assolutamente sexy e le scarpe con tacco sottile, eleganti e raffinate, chiuse alla caviglia con un sottilissimo laccetto trattenuto da una fibbia argentata. Mi resi conto di essermi soffermato un po’ troppo, troppo insistentemente, distolsi lo sguardo per alcuni secondi, giusto il tempo, cedendole il passo, di richiudere alle mie spalle le porte dell’ ascensore, nuovamente tornai a guardarla, questa volta, visto anche il limitato spazio, non più nel complesso della sua figura ma direttamente negli occhi. ...............................................................................................................................
Escludendo l’ educato "buongiorno" di convenienza, fino a quel momento non avevamo proferito parola alcuna. Il sottoscritto troppo preso ad analizzare, scrutare l’ affascinante vicina, lei….. chissà….. Fui assalito da mille pensieri e da altrettanti dubbi. Il suo viso giovanile, delicato, la bocca carnosa, il nasino dispettoso e quegli occhi scuri penetranti, appena accentati da un leggero trucco venivano incorniciati con sapienza, classe, mestiere dalla sua capigliatura. Le folte chiome corvine, scendendo sulle spalle, si dividevano in due torrenti animati. Il primo scompariva dietro di lei, l’ altro, delicatamente si assopiva sul generoso decoltè impreziosito da un monile antico, trattenuto solo da una sottile catenina, così sottile da sembrare un filo di tela di ragno. Era di una bellezza devastante, capii come una donna può senza nulla fare, senza cimentarsi in laboriosi arzigogoli o esternazioni mentali, colpire, concupire e ridicolizzare un uomo. Prendendo coraggio ma soprattutto per educazione mi presentai. Ella fece altrettanto e cimentandomi in un galante baciamano intavolammo un piacevole colloquio, piacevole ma troppo breve per i miei gusti. Per discendere sei piani un ascensore impiega circa trenta secondi, trenta secondi interminabili se trascorsi in fastidiosa compagnia, un lampo nella notte in occasioni come questa. Giunti in strada tentai, in un disperato estremo gesto, di trattenerla con me offrendomi di accompagnarla per un tratto e proponendole un aperitivo da sorseggiare seduti al bar di fronte. Declinò con molta gentilezza ma con altrettanta fermezza ambedue le mie proposte. Ci salutammo li, in quell’ esatto punto del marciapiede testimone della mia malcelata voglia di tenerezza e della sua palese necessità di indipendenza. Clarissa, così si era a me presentata, si girò su se stessa e come in un passo di danza si allontanò ondeggiando come già precedentemente avevo visto farle. Rimasi solo, solo con la speranza di rivederla presto….. l’ avrei invece incontrata non prima di una settimana ed in circostanze alquanto insolite…..
To be continued
Fonti : pensieri e parole by benny 01/04/2006 La Dama in Nero (II)![]() Il mattino seguente mi svegliai infastidito da una notte non proprio passata nel segno della rilassatezza. La sensazione di disagio era forte, come se avessi vissuto un incubo, ma non uno di quelli “classici” frutto di tormentati pensieri o peggio di una abbondante libagione serale, no era piuttosto come se un sogno, un piacevole sogno, fosse stato interrotto all’ improvviso lasciandoti con l’ amaro in bocca. Come sempre, pur nella consapevolezza che ciò non era assolutamente possibile, mi dissi che non avevo affatto sognato, anzi che sicuramente il malessere era solo frutto del cambio di stagione ormai imminente…ma non ero affatto riuscito a convincere me stesso. Alzandomi dal mio giaciglio e dirigendomi pigramente in bagno, rito irrinunciabile del primo mattino, misi la caffettiera sul fornello dimenticando, come mio solito, di accendere il fuoco. La finestra del bagno padronale dava direttamente nel cortile interno del palazzo. La sua conformazione, da sempre, amplificava le voci ed i rumori degli inquilini dei piani sottostanti. Ma gli odori, quelli si che erano lo spettacolo assoluto, la panacea dei terreni mali, l’ inebriante respiro dell’ altrui intimità. Salivano, come in una cappa di camino, i profumi dei dolci della signora Luisa, vedova ormai da sempre del Generale Marcorelli, tanto che in passato nutrii dei seri dubbi sulla reale esistenza della buonanima, oppure le fragranze dei sali minerali, acquistati in uno dei suoi soliti viaggi in terre d’oriente, della signora Carla, non più giovane ma ancora piacente donna, seguace di discipline lontane, confusamente mescolate tra il sacro ed il profano, che ella, ogni mattino che il Padreterno mandava in terra, utilizzava, senza risparmiarsi, per il suo “bagno purificatore” quotidiano ed ancora l’odore delle colazioni a base di latte, caffè e pane tostato della famigliola del secondo piano, simpatico lui quanto antipatica lei, per non parlare dei due pestiferi pargoli, odiati da tutti, ignorati dal sottoscritto. Improvvisamente qualcosa di nuovo rapì la mia attenzione, non era riconducibile a nessuno di quegli odori noti che da anni accompagnavano il mio risveglio. Piuttosto decisa ma dolce fragranza, a metà tra il gelsomino Italiano e la gerbera, oppure resina di pino e fiori di pittosporo, o anche calendula e loto …… e avrei continuato per ore se invece l’ assoluto silenzio olfattivo della mia cucina non mi avesse riportato alla triste realtà della mia condizione di single per scelta, curioso per vocazione e distratto di natura. Anche questa volta il mio caffè sarebbe arrivato con tremendo ritardo sul ruolino di marcia mattutino, un po’ come le nostre ferrovie insomma. Tornai fremente alla finestra rendendomi solo in quel preciso istante conto che quell’ anomalo effluvio giungeva proprio dall’ appartamento della mia misteriosa vicina, si lei, la signora senza nome, la dama d’altri tempi giunta all’ alba del precedente giorno, colei che sarebbe divenuta fonte di tutti i miei futuri turbamenti interiori. Con stizza chiusi la finestra e mi dedicai un po’ a me stesso anche in funzione del luogo in cui mi trovavo in quel momento….
To be continued....
Fonti: pensieri e parole by benny 29/03/2006 La dama in Nero![]() ..Era giunta da poco, si era trasferita qui a Roma da una cittadina della provincia Lombarda, uno di quei paesotti anonimi dove "tutti sanno tutto di tutti " ma al contempo nessuno ha mai scambiato una sola parola con il proprio vicino di casa. Era arrivata al mattino presto, quasi albeggiava ancora, sbarcata in questo condominio con tutto il suo misterioso, variopinto armamentario. Borse di stoffa, scatole fiorate, bauli in elegante pelle conciata a mano di quelli che si usavano agli inizi dell’ 800, un gatto persiano, un piccolo cagnolino dalla dubbia paternità, un’ enorme cappelliera... almeno così sembrava.
I facchini sbraitavano per le scale lamentandosi per il disagio di quel trasloco, ululando parole di fuoco contro l’ amministratore che, come da regolamento condominiale, aveva negato loro l’ uso dell’ ascesore.
Passando e ripassando sul ballatoio del sesto piano, ovviamente senza alcun specifico motivo se non una morbosa curiosità, riuscii ad intravedere, in un angolo del corridoio, la catasta confusa di oggetti, posti l’ uno sull’ altro, come a formare un’ instabile piramide Maya, una di quelle che ti rimangono impresse nella memoria, non tanto per la loro bellezza quanto per l’estenuante sforzo profuso nel salirle ed ancor più terrificante smarrimento nel ridiscenderle.
La misteriosa Signora aveva lasciato, al suo rapido passaggio, una indelebile, indissolubile scia profumata. L’ androne, le scale, il ballatoio erano divenuti in un attimo simili ad un prato montano, uno di quei prati verdi, d’ alta quota, che ti mettono dentro la voglia di rotolartici sopra, un misto di di fiori selvatici, erba fresca del mattino e odori di umido bosco ombreggiato.
Oggi sarebbe stato inopportuno, ma mi ripromisi, praticando sicuramente ogni possibile meschina tattica conosciuta, di "attaccare bottone" con la misteriosa Signora, di conoscere il suo passato, di scavare nel suo segreto presente e perchè no........
Mi diressi verso il mio appartamento già macinando pensieri e fantasticando su come, dove, quando avrei mai avuto l’ opportunità di intavolare con lei un piacevole colloquio, non tanto per il piacere in se, quanto per saziare la mia dispettosa, atavica, maschilistica curiosità verso il gentil sesso.
Chiudendomi l’uscio alle spalle lanciai sulla poltroncina finto Impero la sciarpa di seta bianca che sempre porto con me ed adagiai il mazzo di chiavi nella solita ciotola d’argento, simulacro solitario dei miei natali nobili nonchè caro ricordo della ancor più cara zia Esterina.
Mi diressi in salotto e mi lasciai cadere sul divano e guardando il soffitto pensai che quegli affreschi, forse, avevano bisogno di un restauro urgente....come la mia vita d’altronde. To be continued....
Fonti: pensieri e parole by benny 26/02/2006 Trilly, Peter Pan e l' Isola che non c'era - epilogo![]() La vita.
Strano incrocio di eventi e tormenti. Non possiamo mai essere certi dell' oggi come del nostro domani. Ci adagiamo su statiche consuetudini, speranze di un presente vissuto, invece basta un nulla, nel chiarore di un mattino, che tutto cambia, tutto ci cambia e non possiamo più vivere la nostra esistenza nei parametri riconosciuti. Non più normalità, nulla che sia parvenza di noi stessi se non la presenza costante della nostra esile vita. Mi piace ricordare il mio ieri. Mi crogiolo nei passati momenti di felicità e nella costruttività di un attimo. Mi ricordo i discorsi come se fossere parole scritte su bianchi fogli pergamenati, piegati, ritorti e lanciati al vento e alla sostentazione di correnti ascensionali calde e costanti. Ricordo, non senza dolore, di attimi, di sensazioni, emozioni e scossoni. Ho provato dolori laceranti e gioie disarmanti. Ho visto Peter Pan volare su L' Isola che non c'era ebro di un amore giovane e sconosciuto. Ho vissuto, sulla mia pelle e nel mio stomaco, il fremito di Trilly, la curiosità del nuovo, la sua emozione e la sua paura. Il dubbio ed il tormento, il difetto di donna e la certezza del frastuono di un fulmine. La voce, le parole, sussurri di vento. Silenti pensieri e chiassosi discorsi e parole, parole, parole, parole gettate nel fondo di un pozzo senza fine. Trilly e Peter Pan possono e devono amarsi, per loro stessi, per i Bimbi Sperduti e per mantenere vivo il ricordo dell' Isola che non c'era. Si lo so, nella nostra esistenza ci sarà sempre un Capitan Uncino con il suo fendente improvviso e doloroso, dolorante momento di rabbia e disperazione, ma come si può schivare o parare il fendente mortale o semplicemente ferirsi e guarire, così si deve combattere per quel sentimento che spinge, pungola e muta noi stessi fino ad annullare razionalità e perplessità. Lo sfiorarsi di mani tra Peter e Trilly, il sommesso sibilo di dolci parole, il volo mentale di un improbabile domani.... rendono vivi, danno la forza di andare oltre le cime innevate di questa esistenza, valichi mentali superati e superabili da ogniuno. Amo Trilly e Peter per la loro semplicità. Vorrei poter distendermi al sole perenne dell' "Isola che non c'era" con loro e con me stesso. Vorrei poter danzare assieme ai "bimbi sperduti" e con loro dipingermi il viso e le braccia in mille tatuaggi policromi ed ancora vestirmi di nulla se non dei colori sgargianti della innocente fanciullezza. Ancora, senza remore, vorrei poter dormire il mio presente accanto a Trilly, accarezzandole le ali ed i capelli, cullare la sua anima ed i suoi pensieri, alleviare le sue pene ed i suoi dolori e gioire per quello che si è nel preciso attimo in cui ci si trova. Trilly, Peter Pan.......e l' isola che c'è Fonti: pensieri e parole by benny |
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